I love shopping (in Panama)

3 Mar

resized_P1040405resized_P1040408resized_P1040410Panama City è incredibile, completamente diversa da ogni altra città che abbiamo visto durante il viaggio. Da un lato è ultramoderna, strapiena di grattacieli tutti appiccicati in stile Dubai, dall’altro è molto “centroamericana”, con mercati improvvisati, musica e casino ad ogni angolo; c’è anche un centro storico, che sarebbe interessante se non fosse un immenso cantiere a cielo aperto in cui non si riesce nemmeno a camminare! Da diversi anni infatti stanno restaurando il Casco Viejo, che era piuttosto in rovina, per renderlo più attrattivo ai turisti; in più gli stanno costruendo un’autostrada tutto intorno (Cinta Costera), una sopraelevata che passa attraverso il mare così da ridurre il traffico in centro. Chi qui ci vive o ci lavora dice che i prezzi degli immobili saliranno alle stelle in un paio d’anni… qualcuno vuole fare un buon investimento e comprarsi un appartamentino al caldo?
La cosa bella è che la vita costa molto poco. Dappertutto ci sono centri commerciali o megastore che vendono di tutto a pochi dollari (anche se ufficialmente la chiamano Balboa, la moneta usata è il dollaro americano). Visto il caldo e l’umidità allucinanti che ci sono qui, passiamo giornate intere a fare shopping. Un’altra cosa divertente è che per mangiare ci sono dei locali che sembrano mense aziendali, si prende il vassoio, si sceglie dalla vetrina un primo, un secondo e un contorno, e si paga al massimo 1-2 dollari… Quasi sempre c’è riso con lenticchie, oppure pasta al pomodoro, purè, insalata, proprio come alla DèLonghi insomma!
Ovviamente non possiamo non andare a vedere il canale di Panama. A pochi chilometri dal centro c’è una delle chiuse più visitate, quella di Miraflores, dove si trova un edificio di 4 piani dal quale ammirare il passaggio continuo delle navi mentre un uomo col microfono ti spiega come funziona il sistema, dislivello, dimensioni, pedaggio pagato. E’ incredibile vedere le navi piene di container che stanno giuste giuste in una “piscina” d’acqua che si alza e si abbassa, mentre i marinai a bordo ti salutano… chissà da dove vengono e dove stanno andando, a vederli sembrano tutti indiani, filippini o sudamericani. Le navi sono grandi ma non immense: il canale è stato costruito da ormai un secolo e adesso è un po’ sottodimensionato per i giganti odierni, che devono per forza fare il giro per il Sud America. Per questo stanno costruendo una chiusa parallela (la si vede da dove siamo noi) che permette il passaggio delle supernavi più larghe di 32 metri! Anche se ci sono state diverse polemiche riguardo a questa costruzione, il progetto è ormai finito e dovrebbe essere inaugurato nel 2014.
Tutto intorno alla zona del canale ci sono degli edifici che sembrano caserme, ed in effetti lo erano. Fino al 1999 infatti il canale ed i terreni circostanti erano di proprietà degli USA, che occupavano la zona con i loro marines e si tenevano tutti i profitti derivanti dal passaggio delle navi! Ma dal 1° gennaio 2000 il canale è effettivamente diventato panamense, e questo sicuramente spiega il boom economico della capitale.
A Panama quasi tutti sono di passaggio. In attesa dell’aereo che ci porterà a Buenos Aires, restiamo una settimana in un ostello e vediamo passare decine di viaggiatori che discutono tutto il giorno di come andare o venire dalla Colombia. Non esiste infatti una strada che unisce i due Paesi, quindi per proseguire si prende un aereo o si deve organizzare un viaggio in barca, cosa piuttosto complicata a quanto pare. Inoltre, per qualche strano motivo, questo è anche l’unico posto dove conosciamo un po’ di italiani…
Alla fine anche per noi arriva il giorno della partenza: Argentina, arriviamo!

PS: a proposito di quanto detto in merito alle popolazioni indigene in Guatemala e al loro stato di emarginazione e sottomissione politica: a Panama, il più forte gruppo indigeno del territorio, i Kuna, ha ottenuto dal 1925 al 1997 la gestione autonoma di ben tre regioni e due province del Paese, dette comarche. Una di queste regioni comprende l’arcipelago di San Blas, una catena di 365 isole paradisiache, tra le principali mete dei visitatori. Come dire, un altro tipo di convivenza è possibile.

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elena diana e francesco melloni

Tipici manichini panamensi ;)resized_P1040489resized_P1040499resized_P1040392Donne Kuna (in coda per la granita)resized_P1040419resized_P1040505resized_P1040391

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Volevo una casetta piccolina in Panamà

24 Feb

Quando si pensa al Panamà, si pensa al canale di Panamà… ma in verità c’è molto di più! E’ un paese molto grande rispetto agli altri del centroamerica, ed è quasi totalmente disabitato al di fuori della capitale. Qui ci sono foreste selvagge come quella del Darién al confine con la Colombia e spiagge tropicali bellissime come quelle dell’arcipelago di San Blas… e io che mi immaginavo solo gli alti grattacieli della città! Arrivando dal Costa Rica abbiamo un po’ la sensazione di tornare indietro ai ritmi e ai prezzi centroamericani dopo giorni di “cose che non ci possiamo permettere” e ci sentiamo un po’ più liberi.
Vogliamo fare ancora qualche giorno al mare e per questo ci dirigiamo verso un’isola nel Mar dei Caraibi: Bocas del Toro, nell’arcipelago omonimo. Il villaggio è molto particolare: gli edifici hanno uno stile caraibico-coloniale decadente, le case sono palafitte in legno e nella via centrale ci sono una decina di supermercati tutti uguali, che vendono le stesse cose, tutti di proprietà di cinesi… ci dev’essere una specie di mafia!
Anche qui, come in Costa Rica, abbiamo un po’ di problemi a trovare un alloggio: molti ostelli sono full e gli altri sono hotel costosi, ma alla fine riusciamo a trovare quello che fa per noi. A dire il vero non proprio… verso le otto di sera, mentre ci stiamo preparando per la cena, vediamo spuntare tra le lenzuola le famigerate cimici dei letti, l’incubo di ogni turista low budget! Ci rimettiamo alla ricerca di una sistemazione e alla fine troviamo un altro alloggio dove impazzano le cucarachas, sono enormi e fanno anche casino, ma almeno non pungono: “es normal, bienvenidos en el caribe” ci dicono.
Il tempo è pessimo, piove spesso oppure è nuvoloso, non è il massimo per andare in spiaggia. Tra l’altro per arrivarci bisogna camminare due ore nel fango in mezzo alla giungla; dopo un paio di giorni di pioggia ci stanchiamo e proseguiamo verso sud.
Arriviamo a David, che con i suoi centoventimila abitanti (!) è la seconda città più grande di Panama. Fa un caldo pazzesco e non si riesce a stare all’aria aperta prima delle cinque di sera. Ci sono un sacco di negozi dove ci rifugiamo approfittando dell’aria condizionata e panifici che vendono prelibatezze ma il caldo è davvero insopportabile. Così decidiamo di spostarci in montagna, a Boquete, sperando in temperature più miti.
Boquete è una città tranquilla, con case in legno e giardini curati, ci ricorda un po’ Calalzo di Cadore. Pare sia stata scelta dalla American Association for Retired Persons come una delle cinque migliori località del mondo dove vivere da pensionati e per questo un sacco di stranieri hanno comprato casa nei dintorni. Ci sono diversi sentieri carini circondati da piantagioni di caffé ai piedi del più alto vulcano del Panama e il clima è davvero piacevole ma a noi non pare proprio un granché, Calalzo alla fine è più bella!

Costa Rica di nome e di fatto

18 Feb

Appena arrivati a Liberia (Costa Rica), proprio di fronte alla stazione degli autobus, vediamo un supermercato della stessa catena dove facevamo la spesa in Nicaragua, quindi entriamo subito a dare un’occhiata: orrore! Le stesse cose che compravamo prima, adesso costano il triplo o più! I prezzi sono più alti che in Italia… Incontriamo una coppia di italiani che viene qui da diversi anni e ci confermano che ormai il costo della vita è insostenibile. La differenza con il Nicaragua è evidente: per strada non si vede spazzatura ed è tutto più curato, la gente si veste più alla moda e ci sono palazzi alti e centri commerciali. Ci sono molti turisti americani che vengono qui per visitare i parchi naturali e le spiagge, di conseguenza i prezzi sono alle stelle. In compenso, il cibo non è cambiato: riso e fagioli a palate. La costa del Pacifico è la zona più sviluppata (resort 5 stelle, campi da golf e spiagge per surfisti), quindi prendiamo un autobus per la costa caraibica, meno turistica. E’ un paradiso! Ci sono solo alcuni piccoli villaggi molto tranquilli e spiagge bellissime, praticamente deserte. Qui vivono gli unici nativi della Costa Rica (tutti gli altri sono di discendenza europea) e anche diversi Jamaicani discendenti dei coltivatori di banane che furono portati qui all’inizio del ‘900. Le banane sono il vero business… dalla strada si vedono coltivazioni sterminate, pronte per l’esportazione in tutto il mondo (proprio qui nacque la United Fruit Company, ora Chiquita). La vegetazione è rigogliosissima e la giungla arriva fino in spiaggia. Il parco nazionale di Cahuita è un paradiso tropicale pieno di animali: bradipi, farfalle giganti, granchi colorati, avvoltoi che mangiano armadilli…

Proprio qui purtroppo abbiamo subito il primo furto da quando siamo partiti: camminando lungo il sentiero ci hanno assalito due scimmie maledette che ci hanno rubato le banane e i crackers :(resized_P1040358resized_P1040352resized_IMG_1451resized_P1040289resized_P1040329resized_P1040376resized_P1040369

La scuola è finita

10 Feb

Winston, il fratello di Valeria, sembra fuori pericolo. L’operazione chirurgica è andata bene e ora bisogna solo aspettare e sperare in un pieno recupero. Ha perso momentaneamente la vista e ha problemi di memoria ma col tempo dovrebbe riprendersi. Dalle prime ricostruzioni, sembra sia stato proprio il vicino di casa a tirargli la pietra, per un debito di 20 cordobas (80 centesimi di euro). Marta, la saggia madre di Winston, ci dice di aver chiesto a tutti i suoi figli di non farsi giustizia da soli e per questo vuole rivolgersi alla polizia. Speriamo bene, la “casa” del vicino pare già abbandonata…
La scuola è quindi ripresa, tutto come prima: sole cocente, polvere e un centinaio di bambini scalmanati. Cominciamo ad essere abbastanza esperti e abbiamo sempre più cose da fare: copiare i registri, segnare le presenze, tradurre dall’inglese le lezioni di matematica di Amanda, preparare la classe di scienze (con tanto di cartelloni!). Quando non siamo a scuola non facciamo che parlare dei bambini, di cosa è successo, di cosa potremmo fare, di chi sa scrivere e chi no, di quante volte Sergio (el gordo) ha chiesto il bis di riso e fagioli, di Karen che continua a copiare i compiti e se continua così non imparerà mai niente. Ogni tanto mi chiedo di che cosa parlavamo prima e di che cosa parleremo poi.
L’ultimo giovedì accompagnamo un gruppo di bambini alla biblioteca di Granada e per l’occasione ci viene a prendere il pulmino di Granada Tour, quello che normalmente fa il giro della città con i turisti. Dobbiamo fare solo tre chilometri ma è come andare in gita… tutti sono emozionati, ridono come pazzi e guardano fuori dai finestrini il quartiere di Pantanal che si allontana. Arrivati in biblioteca i più grandi si scelgono dei libri e leggono per conto proprio mentre noi stiamo con i più piccoli e gli leggiamo le fiabe che ci portano.
E infine arriva anche per noi l’ultimo giorno di scuola. Che tristezza! I bambini si sono affezionati a noi, e noi a loro. Jefferson, che fino a ieri faceva il bullo nel gruppo dei “grandi” e ci prendeva giro, ora non smette di abbracciarmi e mi dice di restare. Questa non me l’aspettavo! Mi accorgo che avrei ancora mille cose che vorrei fare con loro, giochi che vorrei insegnargli, storie che vorrei leggergli. Chissà se Karen imparerà mai a scrivere e se Edoardo prenderà buoni voti a scuola. Chissà se almeno uno di loro riuscirà ad andare all’università, cosa faranno da grandi, chi diventeranno.resized_P1040116resized_P1040253resized_P1040230resized_P1040233resized_P1040244resized_P1040077resized_IMG_1384resized_IMG_1386resized_IMG_1390resized_IMG_1392resized_IMG_1400

Monkey Island™

3 Feb

Approfittando della scuola chiusa per un paio di giorni decidiamo di andare in gita sull’isola di Ometepe in compagnia di Fred e Beata, due nostri “colleghi”. L’isola si trova in mezzo al lago Nicaragua ed è formata da due vulcani; il lago è così grande che ci vogliono più di sei ore di traghetto per arrivare a destinazione, tra l’altro con il “mare” molto mosso dal vento che soffia costantemente.
Rispetto alla città, qui è tutto molto più tranquillo, ci sono poche macchine e il paese sembra disabitato. Il paesaggio è stupendo, da ogni punto dell’isola si vedono i due vulcani (spesso con la cima coperta di nuvole), la vegetazione è rigogliosissima ed è pieno di animali (scimmie, uccelli colorati, mucche al pascolo). Ci sono delle spiagge vere, con sabbia, onde e ristoranti sulla riva e il bello è che l’acqua del lago è dolce, quindi non serve farsi la doccia appena usciti :)
Il problema principale sull’isola sono gli spostamenti. C’è un servizio di autobus, ma nessuno sa con certezza orari e percorsi. Sicuramente sono pochissimi, visto che per tornare dalla spiaggia abbiamo aspettato due ore…resized_IMG_1364resized_P1040158resized_P1040166resized_P1040178resized_P1040185resized_P2012125

Visto che i vulcani sono la grande attrazione dell’isola, il sabato decidiamo di scalarne uno in compagnia di una guida (obbligatoria). La partenza è fissata alle 4.30, della mattina…! Si perchè l’unico autobus per arrivare ai piedi del vulcano parte a quell’ora. La cosa incredibile è che si riempe subito di gente, come fosse pieno giorno, e invece è notte fonda. Alle sei circa, cioè all’alba, inizia la camminata. All’inizio si cammina tra piantagioni di caffè e dagli alberi si sentono le scimmie urlatrici, che fanno davvero spavento. Continuando a salire, si passa dal bosco secco al bosco umido, e qui iniziano i problemi! La foresta diventa sempre più fitta e immersa nella nebbia, il sentiero è sempre più ripido e scivoloso. Poco dopo inizia il fango, ed è tantissimo, in pratica è un fiume di fango! Abbiamo solo le scarpe da ginnastica e ad ogni passo rischiamo di cadere o sprofondare fino alle caviglie… è durissima e quasi pensiamo di mollare o di fermarci e lasciar proseguire gli altri che hanno gli scarponi, ma la guida ci dice che non possiamo, in passato altra gente si è persa nella foresta e c’è rimasta. Quindi avanti! Dopo cinque ore di salita arriviamo in cima al cratere (quasi 1400 metri) dove c’è un lago, ma è immerso nella nebbia e si vede solo la riva.
Fortunatamente appena iniziamo la discesa esce il sole e vediamo la foresta con una luce molto più bella. Però il fango rimane, e in discesa è ancora peggio, praticamente è impossibile non cadere :) A metà discesa arriviamo a un punto panoramico dal quale si può ammirare l’altro vulcano e tutta l’isola ai suoi piedi, e questo vale tutta la fatica fatta fino a qui. Alle quattro e mezza siamo di nuovo al livello del mare e ci guardiamo indietro: da qui sembra solo una montagna nemmeno tanto grande, ma salirla e scenderla dalla base alla cima è stata un’impresa!resized_P1040201resized_P1040204resized_P2022251resized_P2022265resized_P2022249resized_P2022253resized_P1040207

Non è un paese per vecchi

30 Gen

Ieri alla scuola abbiamo dovuto sospendere le lezioni. Il fratello di Valeria, la ragazza che offre il suo cortile per ospitare la scuola, ha avuto un incidente.
– Che incidente? chiediamo tutti
– In macchina? Al lavoro? Un incidente domestico?
Niente di tutto questo. Gli hanno semplicemente tirato una pietra in testa. Forse un ubriaco o forse qualcuno che ce l’aveva con lui, il fatto è che devono avergli praticamente rotto il cranio.
Alla scuola è venuta la moglie a dare la notizia ai familiari mentre noi in cortile continuavamo la lezione. Ad un certo punto Valeria mi ha chiamato in disparte, stava piangendo così forte che quasi non riusciva a parlare. Voleva chiedermi 100 cordobas (l’equivalente di tre euro) per permettere a sua madre e alla moglie di prendere un taxi fino all’ospedale di Granada, prima che suo fratello venisse trasferito d’urgenza all’ospedale della capitale. Solo in prestito, poi me li avrebbero restituiti.
In quel momento ci siamo resi conto che la gente qui non ha davvero niente, neanche un soldo messo da parte per un’emergenza. A me e’ bastato aprire il portafoglio e prendere una banconota, così, senza fatica. Cosa vi serve, un taxi? Ah, va bene, posso comprarvene uno… Che tristezza fanno questi squilibri, magari loro mi saranno per sempre riconoscenti per tre euro.
Con una scusa abbiamo mandato a casa i ragazzi; le lezioni di domani sono sospese, in attesa di aggiornamenti sull’operazione. Speriamo bene ;)

Real Madrid vs Barcelona

26 Gen

Il venerdì si fa ginnastica! Per la lezione si va al “campo sportivo” per giocare a calcio, in realtà è un campo di terra circondato da rifiuti in fiamme… Non è proprio il posto più salutare del mondo, ma ci si diverte alla grande :)resized_P1030965resized_P1030958resized_P1030960resized_P1030967resized_P1030983resized_P1030977resized_P1030979resized_P1030972resized_P1040260