

Panama City è incredibile, completamente diversa da ogni altra città che abbiamo visto durante il viaggio. Da un lato è ultramoderna, strapiena di grattacieli tutti appiccicati in stile Dubai, dall’altro è molto “centroamericana”, con mercati improvvisati, musica e casino ad ogni angolo; c’è anche un centro storico, che sarebbe interessante se non fosse un immenso cantiere a cielo aperto in cui non si riesce nemmeno a camminare! Da diversi anni infatti stanno restaurando il Casco Viejo, che era piuttosto in rovina, per renderlo più attrattivo ai turisti; in più gli stanno costruendo un’autostrada tutto intorno (Cinta Costera), una sopraelevata che passa attraverso il mare così da ridurre il traffico in centro. Chi qui ci vive o ci lavora dice che i prezzi degli immobili saliranno alle stelle in un paio d’anni… qualcuno vuole fare un buon investimento e comprarsi un appartamentino al caldo?
La cosa bella è che la vita costa molto poco. Dappertutto ci sono centri commerciali o megastore che vendono di tutto a pochi dollari (anche se ufficialmente la chiamano Balboa, la moneta usata è il dollaro americano). Visto il caldo e l’umidità allucinanti che ci sono qui, passiamo giornate intere a fare shopping. Un’altra cosa divertente è che per mangiare ci sono dei locali che sembrano mense aziendali, si prende il vassoio, si sceglie dalla vetrina un primo, un secondo e un contorno, e si paga al massimo 1-2 dollari… Quasi sempre c’è riso con lenticchie, oppure pasta al pomodoro, purè, insalata, proprio come alla DèLonghi insomma!
Ovviamente non possiamo non andare a vedere il canale di Panama. A pochi chilometri dal centro c’è una delle chiuse più visitate, quella di Miraflores, dove si trova un edificio di 4 piani dal quale ammirare il passaggio continuo delle navi mentre un uomo col microfono ti spiega come funziona il sistema, dislivello, dimensioni, pedaggio pagato. E’ incredibile vedere le navi piene di container che stanno giuste giuste in una “piscina” d’acqua che si alza e si abbassa, mentre i marinai a bordo ti salutano… chissà da dove vengono e dove stanno andando, a vederli sembrano tutti indiani, filippini o sudamericani. Le navi sono grandi ma non immense: il canale è stato costruito da ormai un secolo e adesso è un po’ sottodimensionato per i giganti odierni, che devono per forza fare il giro per il Sud America. Per questo stanno costruendo una chiusa parallela (la si vede da dove siamo noi) che permette il passaggio delle supernavi più larghe di 32 metri! Anche se ci sono state diverse polemiche riguardo a questa costruzione, il progetto è ormai finito e dovrebbe essere inaugurato nel 2014.
Tutto intorno alla zona del canale ci sono degli edifici che sembrano caserme, ed in effetti lo erano. Fino al 1999 infatti il canale ed i terreni circostanti erano di proprietà degli USA, che occupavano la zona con i loro marines e si tenevano tutti i profitti derivanti dal passaggio delle navi! Ma dal 1° gennaio 2000 il canale è effettivamente diventato panamense, e questo sicuramente spiega il boom economico della capitale.
A Panama quasi tutti sono di passaggio. In attesa dell’aereo che ci porterà a Buenos Aires, restiamo una settimana in un ostello e vediamo passare decine di viaggiatori che discutono tutto il giorno di come andare o venire dalla Colombia. Non esiste infatti una strada che unisce i due Paesi, quindi per proseguire si prende un aereo o si deve organizzare un viaggio in barca, cosa piuttosto complicata a quanto pare. Inoltre, per qualche strano motivo, questo è anche l’unico posto dove conosciamo un po’ di italiani…
Alla fine anche per noi arriva il giorno della partenza: Argentina, arriviamo!
PS: a proposito di quanto detto in merito alle popolazioni indigene in Guatemala e al loro stato di emarginazione e sottomissione politica: a Panama, il più forte gruppo indigeno del territorio, i Kuna, ha ottenuto dal 1925 al 1997 la gestione autonoma di ben tre regioni e due province del Paese, dette comarche. Una di queste regioni comprende l’arcipelago di San Blas, una catena di 365 isole paradisiache, tra le principali mete dei visitatori. Come dire, un altro tipo di convivenza è possibile.











































































